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I Bombardieri del Re

di Filippo Cappellano e Bruno Marcuzzo

Presentazione

La bombarda fu riesumata dall’artiglieria italiana nel corso della Grande Guerra per aprire varchi nei reticolati e distruggere trincee. Fu una delle armi più temute dalla fanteria austro-ungarica per le sue terrificanti esplosioni. Il volume analizza la storia della specialità bombardieri dalla costituzione della Scuola di Susegana nel 1915 allo scioglimento dell’Ispettorato dei Bombardieri nel 1919. Nella prima parte sono affrontati i temi tattici, ordinativi, organici, della tecnica dei materiali ed il rendimento delle bombarde nelle varie battaglie. La seconda parte riporta le schede descrittive di ogni tipo di bombarda e di lanciabombe usato dall’Esercito Italiano e del relativo munizionamento. Sono trattate anche le armi sperimentali e quelle meno conosciute che trovarono solo un limitato impiego al fronte. Frutto di lunghe ricerche d’archivio, riccamente illustrata con fotografie e disegni d’epoca ed immagini tratte da numerosi musei, rappresenta l’opera più completa ed esaustiva scritta fino ad oggi sullo specifico argomento. Il volume é in formato 17x24 da 250 pagine. Il testo è in italiano.

Indice

Premessa

Parte prima: Vicende organiche e impiego tattico
1. Le origini delle bombarde
2. Il 1915: il battesimo del fuoco e la scuola di Susegana
3. Il 1916: la costituzione del corpo dei bombardieri e la presa di Gorizia
4. Il 1917: la massima espansione organica e le brigate bombardieri – fucilieri
5. Il 1918: l’impiego in difensiva e il progressivo declino

Le bombarde nell’arte iconografica

Parte seconda: Tecnica dei materiali
Generalità sulle bombarde e sul munizionamento
La distruzione dei reticolati
Bombarda da 50 Ansaldo
Bombarde da 58 Dumézil
Bombarda Dumézil da 58B o n° 1
Bombarda Dumézil da 58A o n° 1 bis
Bombarda Dumézil da 58A Modificata
Bombarda da 58W
Cannone da 75B modificato in mortaio da trincea
Bombarda da 70 Van Deuren
Esperienze con sistemi ancora
Sistema Batignolles
Bombarde da 240
Bombarda da 340
Bombarda da 400 Tosi
Bombarda da 150 Canonica
Bombarde Maggiora
La rivoluzione balistica del maggiore SamaJa
Lanciabombe Thévenot
Lanciabombe Torretta
Lanciabombe Carcano
Lanciabombe Gusman
Lanciabombe Minucciani
Lanciabombe Beaud
Lanciabombe Diatto
Sistemi lanciatubi
Lanciatorpedini Bettica
Lanciabombe Stokes
Fionda lanciabombe Cerulli
Apparecchio lanciaruote esplosive Cantono
Livens Projector

Fonti archivistiche e bibliografiche

Prefazione

I campi di battaglia della grande guerra furono caratterizzati per il largo ricorso ad ostacoli passivi, quali barriere di filo spinato, ed imponenti lavori di fortificazione campale, tipo trinceramenti, ricoveri, osservatori, camminamenti, ecc. Le trincee e gli ostacoli accessori, accoppiati all’impiego su vasta scala delle mitragliatrici condizionarono pesantemente l’andamento delle operazioni belliche del 1915 – 1918, riducendo drasticamente la libertà di manovra degli eserciti. Per superare l’immobilismo della guerra di posizione, le nazioni in lotta impegnarono le proprie risorse tecniche e scientifiche nello studio di nuovi ritrovati bellici che consentissero alla fanteria di riacquistare capacità di movimento e di penetrazione nelle linee nemiche. Fino all’invenzione del carro armato, impiegato per la prima volta nel 1916 e che risolse in maniera eccellente il problema dell’apertura di varchi nei reticolati, furono messi a punto numerosi e talvolta bizzarri sistemi di distruzione o di superamento dei grovigli di filo spinato. In Italia si studiò, ad esempio: il lancio con bocche da fuoco di arpioni collegati a funi per lo strappamento dei reticolati; il ricorso a cesoie meccaniche applicate alla parte anteriore di trattori blindati; il cosiddetto “parapetto mobile”, una sorta di catapulta che proiettava sacchi di sabbia sopra o a ridosso dei fili spinati; scudi mobili su ruote per consentire il taglio con cesoie dei reticolati da posizione protetta; stuoie, graticci, scale snodate, tavole di legno, passerelle da trasportare a spalla e stendere sopra il filo spinato; il lancio con catapulta di dischi muniti sul bordo di lame per il taglio dei fili e contenenti una carica esplosiva; il tiro di proietti d’artiglieria inerti a lame per il taglio della corda spinosa, ecc. Nessuno di questi ingegnosi sistemi trovò larga applicazione e raggiunse l’efficacia voluta contro barriere spinate che potevano raggiungere vari metri di profondità. Il ritrovato più efficace, adottato sul fronte occidentale fin dal 1914, fu quello di ricorrere, oltre al tiro di proietti di artiglieria di medio calibro, alla cosiddetta bombarda. Si trattava di una sorta di mortaio a tiro arcuato, di dimensioni ridotte per l’impiego in trincea, capace di tirare a brevi distanze una forte carica esplosiva. Queste armi si presentavano, inoltre, molto efficaci anche contro fanterie riparate dietro trinceramenti, altrimenti difficili da colpire con armi a tiro diretto. Si ebbero tipi diversissimi di bombarde con tubo di lancio liscio o rigato, ad affusto rigido o munito di organi elastici, con sistema di lancio a polvere o a gas, trasportabili a braccia o scomponibili per il trasporto, di piccolo o di grosso calibro, ecc. Le bombarde conobbero una larga diffusione in ogni esercito e rimasero in servizio fino al termine del conflitto, anche se la loro importanza andò decrescendo negli ultimi due anni di guerra, a causa dell’invenzione del mortaio da fanteria. Ogni esercito adottò specifiche classificazioni e peculiari termini di identificazione delle bombarde in base all’impiego cui erano destinate, alle prestazioni ed alle dimensioni. In Italia, le bombarde erano di solito le armi più ingombranti in uso presso l’Arma di Artiglieria ed efficaci anche contro trinceramenti, mentre le bocche da fuoco di calibro minore erano conosciute come lanciabombe, generalmente impiegati dalla fanteria più contro bersagli animati che contro ostacoli passivi. In una categoria a parte rientravano i tubi lanciaspezzoni, altrimenti noti come lanciatorpedini, che utilizzati dall’Arma di Fanteria, erano stati originariamente concepiti per l’apertura di corridoi nei reticolati. Da considerare che all’epoca della prima guerra mondiale, in Italia, il termine mortaio - con l’eccezione dei modelli Torretta e Thevenot - era ancora riferito ad una bocca da fuoco di generose dimensioni destinata all’arma di artiglieria, tanto che lo Stokes venne classificato come lanciabombe. Solo a partire dal 1936 il termine mortaio è andato ad indicare un’arma scomponibile per la fanteria, dotata di bipiede anteriore e piastra d’appoggio posteriore, come modernamente intesa. Nel presente studio vengono analizzate non solo le bombarde impiegate dal Corpo dei Bombardieri d’Artiglieria, ma anche i lanciabombe in distribuzione alla fanteria, compresi gli strumenti lanciartifizi a molla ed a forza centrifuga, che non erano in dotazione organica alle minori unità dell’arma base, ma costituivano armamento di presidio di determinati settori del fronte. La descrizione tecnica dettagliata ed abbondantemente illustrata di ogni sistema d’arma è accompagnata da una sintetica ricostruzione delle vicende della Specialità dei Bombardieri, che, pur avendo avuto una vita molto breve - venne sciolta infatti subito dopo la fine della guerra - conobbe un notevole sviluppo organico nel corso del conflitto e contribuì non poco alla vittoria finale. Particolare attenzione è stata posta, inoltre, alla descrizione dei vari tipi di munizionamento per bombarde, lanciabombe, lanciatorpedini e mortai in uso nel Regio Esercito nel 1915 – 1918, che va a completare la trattazione delle granate e proietti d’artiglieria italiani contenuta nel volume “Munizioni d’artiglieria italiana 1915-1918”, scritto da uno degli autori. Il tema esaminato era già stato oggetto in passato di una attenta e completa ricostruzione nel volume XIV de “La storia dell’artiglieria italiana” del Comitato per la Storia dell’Artiglieria Italiana presieduto dal generale Carlo Montù, che non per niente fu un ufficiale dei Bombardieri. A distanza di quasi 70 anni da quella lontana edizione appare opportuno riprendere la disamina dell’impiego delle bombarde italiane nella grande guerra cercando di completarla soprattutto sotto il profilo tecnico della descrizione delle armi e munizioni e della trattazione delle bocche da fuoco meno diffusamente impiegate o rimaste allo stato di prototipo. A dire il vero sono apparsi in epoca recente altri studi come il capitolo dedicato alle bombarde del volume “L’artiglieria italiana nella grande guerra” (edizioni G. Rossato, 1998) o l’estratto dagli Annali n. 4-1995 del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto “Il Corpo dei Bombardieri”, che però hanno trattato solo in modo sommario l’argomento, di per sé estremamente vasto e complesso. Il presente lavoro è frutto di lunghe ed accurate ricerche svolte presso i principali archivi e biblioteche militari italiane ed è completato dall’esame dei reperti bellici studiati presso collezioni private e musei nazionali e di tutta Europa. Il solo lavoro di ricerca archivistica dei manuali d’uso e manutenzione dei sistemi d’arma, delle norme e dei regolamenti d’impiego, delle tabelle organiche dei reparti bombardieri, dei diari storici di guerra di gruppi e raggruppamenti, del carteggio del Comando Supremo, del Ministero della Guerra, dei poligoni e centri esperienze, delle scuole di specialità, della documentazione operativa di comandi e grandi unità, non è sufficiente, infatti, a comprendere la realtà degli eventi, ma deve essere necessariamente integrato ai fini della completezza della conoscenza dall’esame visivo delle macchine da guerra giunte fino a noi. Solo l’intreccio tra l’analisi della documentazione d’archivio e lo studio dal vivo delle forme e dei sistemi di funzionamento delle bombarde e del relativo munizionamento può dare una sia pur parziale padronanza di cognizioni in campo tecnico-tattico indispensabili per poter affrontare un simile argomento.

Gli autori,Filippo Cappellano e Bruno Marcuzzo autunno 2005

Recensioni

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Correzioni ed integrazioni

  • Il rapporto originale sulle esperienze fatte con i codoli delle bombarde da 58 come portamessaggi.
  • A volte sul codolo delle bombarde da 58 tra tappo di fondo e tubo si trova un anello di rame. Nel colpo di partenza il tappo viene premuto sul tubo e il rame si schiaccia e si sporge, riducendo il vento nella canna.
  • Le bombarde da 58 a gas (Pag. 188) sono anche definite per il peso 58/15 Kg. Il corpo è di ghisa.
  • La foto del codolo di bombarda da 58, usato come portamessaggi, con il tappo di legno originale
  • Risulta che il corpo di spedizione francese in Italia , il 15 marzo del 1918, aveva in dotazione 120 mortai Brant?
  • Traduzione dei fogli trovati all'interno dei codoli di bombarda da 58 usati come portamessaggio.
    A tutti i soldati dell’esercito austriaco! La grande offensiva austro-tedesca in Francia non ha raggiunto la sua meta. L’avanzata dei tedeschi è stata fermata grazie al valore dei soldati franco inglesi. Cinquemila sono caduti sui campi di battaglia immolati per l’ambizione sconfinata del Kaiser tedesco. Questo macello perdura e il Kaiser chiama altre divisioni austriache per portarle alla morte. In Boemia, Cecoslovacchia, Moldavia, Croazia e Bosnia minaccia di scoppiare una rivoluzione. In alcune città è stato proclamato lo stato marziale. In tutto il regno governa la miseria: la porzione di farina è nuovamente stata ridotta e il popolo muore di fame.

Come ordinarlo

Il testo costa 24 euro. Sarà possibile trovarlo, oltre che dall'editore anche presso associazioni o musei che troverete qui elencate. Può ovviamente essere richiesto direttamente seguendo le istruzioni qui indicate. Ordini

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