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Scoppio Programmato

di Ugo Cerletti a cura di Marcuzzo Bruno

Presentazione

Ugo Cerletti è stato uno dei più celebri neuropsichiatri europei della prima metà del secolo. Fu più volte candidato al premio Nobel per la medicina, ricevette la laurea honoris causa dalle Facoltà di Medicina di Parigi, Montreal, Rio de Janeiro, San Paolo, per la sua invenzione dell’elettroshock. Volontario come Ufficiale medico degli Alpini, prestò servizio sul gruppo dell’Ortles e poi ad Auronzo. Durante la guerra, ebbe l’idea di differire lo scoppio degli ordigni. Attenendosi alla più scrupolosa verità dei fatti, l’autore in due racconti, descrisse la propria lotta contro le difficoltà materiali, le diffidenze e la rivalità della casta militare, la disorganizzazione della burocrazia, le trame interessate degli speculatori. Un particolare spaccato della situazione negli alti comandi durante la guerra. Dal fronte si spostò a Roma, e poi in Francia ed entrò in contatto con personaggi famosi dell’epoca. Nel libro questi, sono descritti in modo da renderli vivi ed umani, disegnati da caratteri che solo uno studioso della natura umana può tracciare. Un altro modo di vedere i grandi personaggi della storia, della guerra e dell’artiglieria. Documenti e foto, integrano e completano questo lavoro che cerca di riassumere l’intervento nella prima guerra mondiale, di un “sognatore concreto”. Un pezzo di storia, avvincente e interessante ma soprattutto, la vera prova che l’Italia costruì, in quell’epoca, spolette a scoppio differito. Un invenzione che se compresa, avrebbe cambiato il corso della guerra.

Introduzione

Fu facendo ricerche sulla storia e tecnica dell’artiglieria, presso la biblioteca universitaria centrale di Padova che trovai Scoppio Differito. Mentre ne attendevo la consegna pensavo che, se ero andato a spulciare anche tra i romanzi, stavo davvero raschiando il “fondo del barile”. Dalla grafica, il frontespizio del libro lasciava trasparire solo l’età della pubblicazione, ma dietro, la piccola biografia dell’autore e il sunto dello scritto, catturò la mia attenzione. Ho cominciato a leggiucchiarlo e ho finito “divorandolo”. Una storia, avvincente e interessante, ma soprattutto, mi colpì l’idea che l’Italia in in quell’epoca avesse costruito spolette a scoppio differito. I personaggi raccontati nel libro sono descritti in modo da renderli vivi e umani come solo un conoscitore della natura umana è capace di fare. Un modo inconsueto di vedere i grandi personaggi della storia, della guerra e dell’artiglieria. Da subito ebbi il desiderio di far leggere il racconto ad altri appassionati, magari inserendolo nel sito che curo. Mi fermò l’idea di violare dei diritti d’autore e anche un’altra considerazione: in realtà nel libro, a parte una foto del tenente medico, non c’era nessun documento riportato che ne attestasse la realtà. Inoltre la struttura delle spolette restava un mistero. Un paio di anni dopo ero all’Ufficio Storico dell’Esercito a Roma e all’interno di un polveroso faldone trovai delle veline scritte da Cerletti sull’impiego delle spolette. Su quei fogli ingialliti rilessi lo sforzo di far capire l’importanza della scoperta. Trascrissi il documento nel sito che curo e dopo un po’ ricevetti un e-mail da un nipote del professore che mi chiedeva notizie del nonno. Tramite lui risalii alla figlia Margherita, che aveva conservato la cassa dove il padre teneva tutta la documentazione riguardante la spoletta. Nel rigirare le carte confuse dal tempo mi restava addosso una sensazione di sogno. Quanto bisogna lasciarsi andare e abbandonarsi ai giochi della fantasia per arrivare a trovare simili idee. E quanto in grande bisogna sognare per avere la fede di portare avanti progetti così nuovi e incerti. Cerletti comunque, se da una parte era capace di sognare in grande, dall’altra era decisamente un uomo pratico e concreto, come ha dimostrato più volte nella vita. Tra tutte le novità portate da questa idea, quella che mi ha colpito di più e forse più entusiasmava il giovane volontario medico, era la possibilità di evitare lo spreco di vite. Dopo aver ricevuto un simile proietto, mi resta ancora la possibilità di mettermi in salvo, anche se abbandono la zona nelle mani del lanciatore. La zona battuta inoltre si bonifica nel tempo da sola. Il racconto trovato a Padova era stato pubblicato dopo la morte del professore. I figli sono stati ben felici di ripubblicare il lavoro integrandolo con i documenti conservati che ne ritracciano la storia comprovandola. Ora che siamo prossimi alla pubblicazione mi rendo conto che questa storia si legherà a me e la cosa mi fa oltremodo piacere. Ho la sensazione che la cosa non finirà qui.

Bruno Marcuzzo - Curatore

Indice

Prefazione di Luigi Emilio Longo
Introduzione
Biografia di Ugo Cerletti

Mimetismo
Scoppio Differito

  • L’idea
  • Il progetto
  • Primi passi
  • A Roma
  • Tra poligoni e salotti
  • “Non so se rendo l’idea”
  • Caporetto
  • Ancora artiglieri
  • Sabotaggio ?
  • In Francia
  • Sul Piave
  • La pace
  • Epilogo

L'occasione perduta
Cronologia
I diritti rivendicati
Istruzioni per la spoletta Cerletti a scoppio differito Mod.59
69 Modelli

Prefazione

Le cose si ottengono, ma quando non servono più: questo fu il motto coniato da Ugo Cerletti quale suggello alla vicenda legata alla realizzazione di quella sua “spoletta a scoppio differito” che, fra il 1916 e il 1918, aveva occupato tutte le sue energie fisiche e mentali. Trasferito presso l’ospedale da campo n°42, posto sotto le cime di Lavaredo, il cap. Cerletti si conquistò rapidamente la simpatia del ten. cappellano per ricambiare la quale, approfittando della stasi invernale delle operazioni belliche, gli fece costruire una piccola chiesetta dotandone il campanile di un vero e proprio carillon. Poichè a questo mancavano alcuni toni bassi il Cerletti, percorrendo ogni giorno la linea del fronte, allorché scorgeva granate più o meno intere, si soffermava ad esaminarle facendo poi raccogliere quelle utilizzabili allo scopo. Ne trovò anche molte inesplose. Ed ecco, che nel vasto silenzio di quei solenni anfiteatri di rocce turrite, trovandosi solo di fronte ad uno di quei minacciosi proietti arruginiti, gli compare l’idea balzana: e se ad un tratto gli saltasse il ticchio di scoppiare? E allora perché non disseminare il fronte nemico di granate non esplose, apparentemente innocue, che ad un tratto, dopo ore o giorni dal loro arrivo, addirittura dopo un tempo prestabilito a noi ben noto, scoppiassero? L’idea nuova si era ormai insinuata nella sua mente in forma ossessionante, era completamente assorbito dal problema, tutto il resto era lontano, come inesistente. Quando il cervello umano si attiva, segue in genere canali associativi già battuti uniformandosi alla legge del minimo sforzo. Ma in condizioni particolari più rare, quando non tutta la mente è lucida e sveglia o non sono aperti i predetti canali, il pensiero vaga allora libero, gironzolando nel preconscio ed imbattendosi in elementi associativi nuovi. Fra le innumerevoli combinazioni possibili, di massima sfocianti nell’assurdo, può darsi il caso che scaturisca eccezzionalmente una sequenza prima mai formulata, un’idea nuova, strana, sorprendente, bizzarra eppure ben definita; e certe menti sono dotate di un particolare intuito nel saper sceverare, fra le tante fantasiose proposizioni, quella che probabilmente contiene un nucleo di verità, ed allora la afferrano, la elaborano, la sviluppano. E nasce così l’invenzione, che agli occhi della maggior parte della gente concreta e “positiva” rappresenta il prodotto di un illuso, un fantasioso, un utopista, un fanatico quand’anche non di un folle, quanto meno, comunque, di un rompiscatole di cui liberarsi al più presto. Ed il nostro ufficiale medico fu etichettato come tale. E qui comincia l’aspetto più godibile di tutta la vicenda, rivissuta dal protagonista nelle sue varie fasi: dopo essere riuscito, adoperando tutti i metodi possibili tra i quali le conoscenze salottiere e le presentazioni politiche, a far sottoporre ad esperimenti pratici il proprio progetto, era cominciata la lunga, estenuante trafila delle prove e controprove da parte degli organismi militari a ciò preposti e che sembravano non avere che uno scopo: mandare le cose per le lunghe, cogliere ogni pretesto per sollevare nuovi dubbi, per moltiplicare le prove variandole, sviluppandole, complicandole. Alla base di ciò non c’era tanto una forma di sabotaggio nei confronti del medico improvvisatosi artigliere quanto piuttosto la paura delle responsabilità, un vero e proprio terrore derivante da una reale, assoluta incompetenza tecnica nel campo delle spolette. Pertanto i generali guardavano a questo problema con disinteresse e diffidenza, nel timore di “brutti scherzi”, in particolare dello scoppio prematuro, un accidente che peraltro avveniva episodicamente anche nei tiri ordinari ed al fronte. L’idea di far adottare in guerra una spoletta completamente nuova e per di più creata da un medico, ossia da un incompetente, faceva fremere quegli anziani militari che avevano sempre avuto confidenza solo con le vecchie, semlpici spolette a percussione o di Shrapnel. La penna di Ugo Cerletti si rivela, in questa ricostruzione, veramente impagabile, riuscendo a trarre, anche dalla descrizione di cose “seriose” e tecnicamente non alla portata di qualsivoglia lettore, toni di un umorismo che riecheggia per alcuni aspetti quello di Woodhouse o di un Guareschi prima maniera. Tali sono, ad esempio, il resoconto delle prove di tiro al Poligono di Nettuno, con l’esilarante ritratto del gen. “non so se rendo l’idea”, così chiamato perché lardellava faticosamente ogni suo discorso con questo stucchevole intercalare; oppure, anche se su uno sfondo alquanto più amaro, il fatto che l’ispettorato delle Costruzioni d’Artiglieria gli avesse finalmente ordinato di sviluppare la spoletta entro certe dimensioni, con detonatore avvitato com’era nelle granate in uso prima della guerra, senza contare che ora quelle granate non erano più in dotazione all’Artiglieria. Ed ancora, con un sottile filo di ironia, quando rievoca l’apertura d’occhi alla quale dovette pervenire a proposito del fatto che una fornitura di milioni di spolette potesse essere varata soltanto se si fosse messa in azione la leva più potente, ossia quella dei guadagni personali, da parte dei tanti “pescicani” operanti nel settore delle forniture per l’Esercito. Ugo Cerletti, non avrebbe dimenticato completamente la sua spoletta (così come la faccenda dei diritti e delle spese mai liquidate). Era in fondo la trasposizione di un hobby, quello dell’inventare, dalla guerra alla pace e, quel che più contava, al piacere di guarire. Dopo la guerrra i numerosi impegni di carattere professionale che lo avrebbero portato da una cattedra universitaria di neuropsichiatria all’altra sino a quella più prestigiosa di Roma, dove avrebbe dato inizio agli esperimenti che lo avrebbero condotto all’invenzione dell’elettroshock, una terapia rivelatasi fondamentale per tutta una serie di alterazioni mentali. Un libro, che nel panorama di melensaggini che affollano i banchi delle librerie, rappresenta una parentesi di freschezza, un dono piovuto dal cielo, un qualcosa che ha solo un difetto, quello cioé che scorrendo le pagine ci si avvicina alla fine, anche se il tutto è addolcito dalla prefigurazione della nuova, subitanea rilettura alla quale sembra impossibile potersi sottrarre stante la godibilità che ne deriva, a tutti i livelli.

Emilio Longo

Come Ordinarlo

Il libro costa 15,00 euro. Sarà possibile trovarlo, tramite l'editore Gaspari, in libreria (ISBN 88-7541-037-2) e presso le associazioni o musei che troverete elencate. Può ovviamente essere richiesto direttamente tramite il sito con una semplice mail, seguendo le istruzioni qui indicate. Ordini

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